Corona Boreale - Hevelius, Uranographia, XVII sec.Nel cielo estivo, quando le ore di luce dominano con la loro arsura e la fresca quiete della notte lascia poco tempo per rimirare le chiare stelle, brillano delicate le gemme preziose di una costellazione regale. Proseguendo il nostro viaggio alla scoperta delle costellazioni, non si può non citarne una decisamente ricca di fascino: la corona boreale. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non troviamo la corona di un potente del XVII secolo, né tanto meno la corona che ha calzato la testa di un uomo dell’antichità. Questo asterismo ci conduce invece in mezzo al mediterraneo, in tempi antichi, dove un giovane vigoroso e figlio del dio Poseidone si apprestava a sfidare la morte per mano di un tiranno figlio del dio Zeus. La corona Boreale infatti appartiene ad Arianna, figlia di Minosse, donatale da Teseo come dono nuziale e ricompensa per l’aiuto a sconfiggere il Minotauro e ad uscire dal labirinto di Dedalo, costato la vita a molti giovani. Questo mito, come la storia di Andromeda, fa in realtà parte di un gruppo di costellazioni che anticamente erano collegate dal filo rosso della narrazione. La costellazione del toro, di cui si è già discusso, ci ha portato fino alla nascita di Minosse, re di Creta, a seguito della violenza operata da Zeus ai danni della giovane fanciulla Europa.
La leggenda narra che la moglie di Minosse, Pasifae, diede alla luce molti figli, tra cui il celebre minotauro, il mostro mitologico poi rinchiuso nel labirinto progettato da Dedalo. La genesi del minotauro, stando alla mitologia propone diverse e fantasiose narrazioni, tuttavia il carattere principale è di vendetta da parte di Poseidone nei confronti di Minosse che gli avrebbe negato il sacrificio di un toro particolarmente bello. La nostra storia ripercorre solo un breve tratto delle gesta eroiche di Teseo, figlio di Egeo ed erede al trono di Atene. Temendo che Creta potesse avanzare pretese sul trono di Atene, Egeo aveva causato la morte di Androgeo, uno dei figli di Minosse, dimostratosi particolarmente abile vincendo tutte le gare dei giochi panatenaici. Come risarcimento della morte del figlio, il re di Creta decise che ogni nove anni, sette fanciulli e sette fanciulle sarebbero stati inviati dalla città di Atene per essere introdotti nel labirinto dove risiedeva il minotauro e placare così la sua fame. Poco dopo l’arrivo di Teseo nella città paterna, si fece il tempo di pagare il tributo di sangue a Minosse. Possiamo solo immaginare l’angoscia nei volti dei genitori che temevano di poter perdere i loro figli e figlie. Teseo, il figlio di Egeo, nonostante le rimostranze del padre, si presentò volontario, così da alleggerire almeno in parte le sofferenze degli ateniesi. Le navi di Creta che portavano questi giovani, usavano tenere vele nere ed Egeo, nella speranza di poter rivedere un giorno il figlio fare rotta verso casa, gli consegnò una vela bianca (o secondo altre narrazioni, rossa) come segno della sua vittoria.
Arianna porge a Teseo il filo di lana - Niccolò Bambini - XVII secoloPrima di salpare, l’eroe celebrò dei sacrifici ad Apollo e ad Afrodite, dea che lo aiutò in maniera significativa, portandogli l’amore della principessa Arianna. Giunto a Creta, con i suoi compagni, vennero accolti da Minosse in persona, il quale desiderava verificare con i suoi occhi i giovani inviati da Atene. Sul porto si consuma quindi il primo litigio tra il tiranno ed il giovane eroe.
Ponendosi a difesa delle sue compagne di viaggio, Teseo, vantando la sua discendenza da Poseidone, impedisce al re di usare violenza ad una fanciulla.
Teseo e Arianna di Malpizzi Bernardino primo quarto sec. XVII Complesso Museale di Palazzo Ducale MantovaMinosse, dopo aver dimostrato la sua discendenza da Zeus, con tuoni e lampi, sfidò l’eroe a recuperare il suo anello, che gettò in mare. Teseo si gettò tra i flutti, raggiunse il palazzo delle nereidi e, aiutato da Teti, riemerse portando con sé non soltanto l’anello di Minosse ma anche la corona di Afrodite. Corona che successivamente cinse il capo della giovane principessa e divenne poi, la costellazione che ci guida nella nostra narrazione. Ammaliata dall’impresa del giovane ateniese, la principessa Arianna lo volle incontrare in segreto. La fanciulla promise di aiutare Teseo a sconfiggere il suo mostruoso fratellastro, in cambio però doveva essere condotta come sposa nella città di Atene. L’eroe accettò quindi con piacere. Arianna consegnò al suo innamorato un gomitolo di lana magico, dono a sua volta di Dedalo, il progettista del labirinto. Una volta legato allo stipite della porta di ingresso al labirinto, il gomitolo avrebbe guidato Teseo fino alla camera dove si trovava il minotauro. Nella notte il giovane ateniese fece come concordato: una volta legato il gomitolo, lo seguì fino a trovare il mostro. La leggenda poi si fa confusa sulle modalità con cui Teseo sconfisse il terribile figlio di Minosse, tuttavia, ne uscì vincitore. Arianna e gli altri ateniesi attendevano con ansia la comparsa di Teseo vittorioso, pronti a fuggire in nave verso le loro terre natali. Dopo una feroce ma vittoriosa battaglia nelle acque del porto, la nave ateniese riuscì a fare vela verso la città di origine. Lungo il tragitto, i giovani si fermarono sull’isola di Dia (o di Nasso) e lì, senza una apparente spiegazione, Teseo abbandonò la sua promessa sposa.
Forse il calcolo politico, forse l’intervento degli dèi, fatto sta che l’eroe vittorioso non mantenne mai la parola data.
Arianna a Nasso, Evelyn De Morgan, 1877, Wandsworth MuseumForse per il dolore dell’abbandono della principessa, forse per la fretta di ricongiungersi con il padre, forse per mano di Zeus che guidava la vendetta di Arianna, Teseo dimenticò di cambiare la vela nera con quella donatagli dal padre. Egeo, che da giorni si recava sempre all’Acropoli, per scrutare il mare, vedendo sopraggiungere la nave con le vele nere, si sentì disperare. In un gesto estremo di dolore, si gettò in mare, quel mare, che da allora porta il suo nome. Tornando però alla protagonista della narrazione, il mito ci racconta che Arianna, abbandonata sull’isola, si disperò ed invoco la vendetta degli dèi. Venne visitata da Dioniso (noto per i romani come Bacco oppure come Padre Libero), il quale da tempo era innamorato della fanciulla. Dioniso la volle come moglie, donandole la corona di origine divina che inizialmente le aveva promesso Teseo. Insieme, vissero felici ed ebbero numerosi figli. Quando poi Arianna morì, Dioniso elevò al cielo la corona della sua sposa, a sua imperitura memoria.
Nozze di Bacco ed Arianna, olio su tavola di Cima da Conegliano, XVI sec., Museo Poldi Pezzoli di MilanoCome il filo magico della principessa aveva salvato Teseo dalle tenebre del labirinto, riportandolo alla vita, così la costellazione della corona boreale, degno ornamento della sua padrona, conduce senza timore il lettore attraverso questa narrazione articolata e ricca di versioni alternative. L’analisi del mito, secondo epoche diverse, svela tradizioni diverse, anche se tendenzialmente, la costellazione viene associata in un modo o nell’altro al mito di Teseo ed Arianna. Curioso è poi notare come altre costellazione, un tempo facessero parte dello stesso filone narrativo. Partendo da una umile costellazione, il più delle volte snobbata dagli astrofili perché piccola e povera di oggetti del profondo cielo alla portata degli strumenti amatoriali. Non per questo, una costellazione non può celare qualcosa di grande. Lasciamoci dunque sedurre dalla meraviglia del cielo stellato, afferriamo il filo che ci porge e lasciamoci condurre...
“E quindi uscimmo a riveder le stelle.” [Dante, divina commedia]
di Fabrizio Benetton
Bibliografia:
Grande guida dell’astronomia, Libreria Geografica in collaborazione con A.S.I.,
Wikipedia – the free enciclopedia (Versione Italiana ed Inglese)
Mitologia Astrale, Igino, a cura di Gioacchino Chiarini e Giulio Guidorizzi, Adelphi Edizioni
I miti Greci, di Robert Graves, ed. Longanesi 2021
Immagini:
Wikipedia – the free enciclopedia
Atlascoelestis.com – di Felice Stoppa
Stellarium, software di calcolo astronomico

